Ordine 2

Non tutto ciò che conta può essere contato.
Non tutto ciò che può essere contato, conta.
(Albert Einstein)

Un muro, una parete, un palazzo, una piazza debordante di numeri. Cifre mobili, statiche al tempo stesso, proiettate sull’architettura, come rappresentazione della tensione che vive tra la razionalità geometrica e il groviglio dell'animo umano. Una corsa di cifre che ferma i passanti. Una calamita di enigmi, emozioni, stupore, curiosità. Tra le serie numeriche appaiono a volte parole, proposizioni. Come diceva Aristotele “La filosofia inizia dalla meraviglia di fronte all’ignoto”, lo spettatore è incantato. Le sue digitazioni sono proiettate in tempo reale. Il suo stato d’animo è l’essenza stessa dell’installazione: la chimera manifesta o inconscia di cogliere un ordine tra i segni. Numeri e lettere talvolta confusi tra loro come l’antico “0” greco derivante dal primo carattere di omicron, la parola niente, il Nessuno dell’Odissea. La scrittura e i numeri come indagine conoscitiva, sospesi tra l’essere e il non essere, tra gli 0/1 del codice binario. Eppure il significato ultimo sfugge. L’intima natura dell’installazione forse è proprio simile al numero zero: è sempre più prossimo, quasi a portata di mano ma mai realmente afferrabile.